Napoletano in pillole: Lezione 4, di Simona Iaccio e Stefano Russo, autori de “Il Tesoro della Lingua Napoletana” (Edizioni MEA)

A Napoli si dice: “Pare Pulecenella spaurato d’ê maruzze.” E già ti viene da sorridere: una paura teatrale, gigantesca… per una cosa minuscola. Le maruzze (o maruzzelle) sono le lumache: quelle di terra, con la scia d’argento, e pure quelle di mare. Insomma: niente mostri, solo corna piccole piccole. Eppure Pulcinella s’allarma come se stesse arrivando l’apocalisse.

È una frase perfetta per sfottere chi si agita troppo, chi fa il duro ma poi trema davanti al nulla, o chi vede “nemici” ovunque. 

Pulcinella è proprio così: un cocktail di fame e furbizia, chiacchiere e sospetto, genialità e scuse pronte. Maschera nera, naso adunco, cappello bianco, postura da uno che “ne ha viste”… e poi si impressiona per una maruzza. O magari fa finta: la sua paura spesso è strategia, un modo per prendere tempo, misurare l’aria, capire chi ha davanti e preparare la mossa senza scoprirsi.

E mentre tutti stanno lì a fissare le maruzze (come se davvero fossero il problema), Pulcinella fa quello che gli riesce naturale: parla. Parla tanto, parla troppo. E da quel parlare nasce l’altro classico: “’o segreto ’e Pulecenella”, il segreto che segreto non è, perché prima o poi viene spifferato – magari buttato lì, tra mille chiacchiere – come se nulla fosse. 

BUONA GIORNATA! 

Simona Iaccio e Stefano Russo

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Buon divertimento!

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