James Joyce (2 febbraio 1882 – 13 gennaio 1941) – Maestro Missile traduce Ted-Ed (video)

Vincerei facilmente se scommettessi che James Joyce è fondamentalmente conosciuto come  l’uomo che ha convinto generazioni di studenti che non usare la punteggiatura sia, in realtà, un geniale scavalcamento delle regole, oltre che uno stratagemma narrativo. Con l’andare del tempo, infatti, pare che gli sia stato appiccicato addosso il crisma dello scrittore che “non usa le virgole e i punti”,  definizione diventata endemica per la diffusa comodità di etichettare generi e stili letterari usando schemi alla “bignamini”; certo, è una definizione a dir poco riduttiva. Joyce era un visionario che ha deciso che la realtà non andava solo descritta, ma sentita, masticata e poi riscritta da zero.

 In effetti, il ribelle occhialuto J.J., nato a Dublino nel 1882, era il classico “studente brillante ma problematico”. Amava le lingue, cantava benissimo (tenore, niente meno!) e poi odiava profondamente l’atmosfera soffocante della sua città natale. Infatti, passò gran parte della vita in esilio volontario tra Trieste, Parigi e Zurigo. Ma nonostante se ne fosse andato, non scrisse mai di nient’altro se non di Dublino. 

Joyce non si accontentava di scrivere storie: giocò, per esempio, allo smembramento della lingua inglese, smontandola pezzo a pezzo e ricostruendola  senza scrupoli e timori reverenziali. 

In Gente di Dublino (Dubliners), Joyce chiama “Epifania” quel momento improvviso in cui un oggetto banale, una frase sentita per strada o un gesto ripetitivo rivelano ad un personaggio, improvvisamente,  il significato profondo della vita. Ad esempio nel racconto I Morti (l’ultimo di Gente di Dublino), il protagonista Gabriel vede la moglie assorta ad ascoltare una vecchia canzone sulle scale. In quel momento, grazie a un gioco di luci e al suono della musica, capisce improvvisamente che lei ha amato qualcuno profondamente prima di lui e che la sua intera vita è stata, in fondo, superficiale.

Prima di Joyce, nei libri succedevano grandi eventi (duelli, matrimoni, eredità). Joyce dice: “No, la verità sta nel modo in cui guardi la polvere che balla in un raggio di sole”…

Nel Ritratto dell’artista da giovane, romanzo semi-autobiografico, seguiamo la crescita di Stephen Dedalus, crescita direttamente proporzionale allo stile di Joyce che diventa via via più complesso. Ed il suo Finnegans Wake è  scritto in una lingua inventata, che mescola decine di idiomi diversi. 

Il “Ted Ed” su “l’Ulisse”, che qui presentiamo, cerca di riassumerne il contenuto che, in sintesi estrema, consiste nel seguire le 18 ore della giornata di Leopold Bloom (un uomo comune, gentile e un po’ sfigato) attraverso Dublino, il 16 giugno 1904.  Oltre che nel titolo del romanzo, il parallelo epico è  scritto nei  titoli di ogni capitolo che corrispondono a personaggi ed episodi dell’Odissea di Omero. Solo che al posto di mostri marini e dei, ci sono panini al formaggio e bagni pubblici. Con il “Flusso di Coscienza”, Joyce entra letteralmente nella testa dei personaggi, consentendoci di leggere i loro pensieri così come arrivano: caotici, senza filtri e spesso senza virgole. È il primo “Live Blog” della storia, ma scritto divinamente. Il tutto si conclude con il celebre monologo di Molly Bloom, un fiume inarrestabile di pensieri che è una delle vette di sensualità e umanità di tutta la letteratura. Ma bisogna ammettere anche un altro aspetto riguardante la lettura di “Ulisse”, in particolare. Il video-essay di TED ED si fa interprete dello stato d’animo di molti lettori alle prese con il primo approccio alla lettura del romanzo: difficile, infatti, è resistere dopo un po’ all’impulso di rinunciare, riponendo il libro sullo scaffale più lontano. Leggere l’Ulisse non è come leggere un giallo; è più simile a fare un’immersione subacquea: all’inizio manca il fiato, ma poi inizi a goderti il panorama. Il trucco potrebbe essere non cercare di capire tutto subito: Joyce ha inserito riferimenti a tutto (storia, teologia, canzoni popolari). Se ci si fermasse a ogni parola, non si finirebbe mai. Bisogna andare avanti! Lasciarsi cullare dal ritmo delle parole. Tra l’altro Joyce era un musicista. Molti capitoli (come l’ultimo di Molly Bloom o quello ambientato nel pub, le “Sirene”) sono scritti per l’orecchio. Se un passaggio sembra assurdo, provate a leggerlo a voce alta: improvvisamente prenderà senso. Non è strano che molti lettori tengano sottomano un piccolo riassunto dei capitoli che spieghi il parallelo con l’Odissea aiutandoli a non sentirsi sperduti. Ad esempio, sapere che il capitolo in biblioteca corrisponde a Scilla e Cariddi rende tutto più divertente.

Se proprio riesce difficile farsi coinvolgere, infine, seguite il suggerimento di chi usa “il trucco del 16 giugno”: molti iniziano a leggerlo in occasione del Bloomsday (il 16 giugno, appunto). Leggere di Bloom che mangia un rene alla griglia a colazione mentre anche tu sei a colazione potrebbe creare una connessione magica!

Buona visione!


Massimo Villani, in arte Maestro Missile, opera da svariati anni nel campo dei Videosaggi sul Cinema e sull’Arte.

TedEd è una piattaforma che consente ai docenti di creare lezioni interattive a partire da un video; fa parte della “famiglia” più ampia di risorse dell’omonima organizzazione no profit, che ha come scopo quello di diffondere idee e cultura in ogni ambito attraverso discussioni e conferenze.

“Ricette Letterarie”: i biscotti alla crema di James Joyce, di Anne Baker (video)

🍽 📚 Le Ricette Letterarie di Anne Baker  🍽 📚

La rubrica de Il Randagio che unisce cucina e letteratura

Il Randagio vi consente di gustare i grandi capolavori della letteratura! 

La pasticciera randagia Anne Baker da Arnhem in Olanda vi svelerà come realizzare piatti ispirati a storie indimenticabili. Scopriremo come il cibo e la letteratura possano fondersi per offrirci nuove emozioni.

🍲 Pronti a mettervi ai fornelli? Ogni piatto racconterà una storia e, perché no, vi inviterà a (ri)leggere le pagine di qualche capolavoro.

Questa settimana la nostra Anne ci propone i biscotti alla crema ispirandosi al racconto “Le sorelle” tratto da Gente di Dublino di James Joyce. Scritti tra il 1904 e il 1907, i quindici racconti che compongono la raccolta narrano storie di vita quotidiana per rappresentare la paralisi morale dell’Irlanda del suo tempo. In particolare, ne “Le sorelle”, un ragazzo racconta del proprio rapporto con un prete cattolico morente (Padre Flynn). Alla notizia della sua morte, il narratore viene assalito dagli incubi e sogna di fuggire lontano dall’Irlanda (la fuga è uno dei temi ricorrenti dei Dublinesi). Le sorelle, Eliza e Nannie, sono quelle del prete, che si ritrovano a vegliare il morto e a dialogare con il ragazzo e sua zia.

*** I BISCOTTI ALLA CREMA DI JAMES JOYCE ***

👉 Guarda il video… in cucina! A seguire gli ingredienti e il procedimento.

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Ricette Letterarie: i biscotti alla crema da “Le sorelle” (Gente di Dublino) di James Joyce 

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Vuoi provare a farlo in casa? Eccoti la preparazione.

RICETTA DEI BISCOTTI ALLA CREMA

Irish Shortbread Pastry (pasta frolla irlandese)

Ingredienti per 12 biscotti diametro 8cm

  • 250g burro morbido
  • 100g zucchero bianco fine
  • 300g farina bianca per dolci
  • 1g sale fino

Preparazione:

  1. In una ciotola capiente setacciare la farina.
  2. In un’altra ciotola montare il burro con lo zucchero e il sale utilizzando le fruste elettriche. Quando il composto è chiaro e spumoso aggiungere la farina e formare un impasto.
  3. Raffreddare l’impasto in frigorifero per almeno due ore.
  4. Per confezionare i biscotti stendere l’impasto con uno spessore di circa 6mm. Ritagliare i biscotti e cuocerli in forno preriscaldato a 170°C  per 12 minuti, fin quanto diventano dorati.

Quando biscotti sono freddi si possono farcire con la Crema Pasticciera (Custard):

Custard

Ingredienti

  • 400g latte fresco intero
  • 100g panna fresca
  • 5 tuorli d’uovo da uova taglia M
  • 130g zucchero bianco semolato fine
  • 50 g farina bianca per dolci
  • Qualche goccia di estratto di vaniglia

Preparazione:

Riporre in frigorifero la crema pasticciera almeno due ore prima di utilizzarla per farcire i biscotti.rifero fino al servizio.

Rompere le uova, separare i tuorli dagli albumi e riporli in frigorifero per un’altra preparazione. A parte, in una caraffa, mescolare il latte, la panna e l’estratto di vaniglia.

In una ciotola capiente mescolare i tuorli con lo zucchero, poi aggiungere la farina e mescolare con vigore per formare una pastella.

Ammorbidire la pastella con il latte alla vaniglia, aggiungendolo poco per volta. Mescolare con la frusta, facendo attenzione che la pastella non schizzi perché diventa sempre più liquida. Quando tutto il latte è versato si può passare alla cottura della crema.

Versare la pastella in una casseruola dal fondo spesso, accendere il fuoco medio e scaldare il composto girandolo continuamente fino quando non si addensa formando una crema.