L’autore sul lettino: Leonardo Mendolicchio per “Diventerai uomo. Crescere un figlio oltre il mito della virilità” (Mondadori, 2026), di Rita Mele

L’AUTORE SUL LETTINO

Sostare tra le parole.

Esistono libri che leggiamo per trovare conferme e libri che, invece, agiscono come atti analitici: ci pongono domande che non sapevamo di avere. La rubrica de Il Randagio nasce per accogliere gli Autori con le loro opere su un metaforico ‘lettino analitico’ in uno spazio di sospensione e ascolto. Non una recensione quella che proponiamo ai nostri lettori, ma una scansione: un modo per guardare tra le righe, oltre la trama.

Cercando cosa?

Vogliamo rintracciare il desiderio che pulsa sulla pagina, nella scrittura dell’autore. Un libro, per noi, non è un oggetto inerte ma un corpo vivo. Sotto la superficie della carta e l’eleganza della forma, batte la spinta vitale che ha portato l’autore a scrivere: quel misto di urgenza, paura e speranza che spesso sfugge persino a chi tiene la penna in mano o usa la tastiera. Noi de Il Randagio cerchiamo quel battito, il punto in cui la scrittura smette di essere mestiere e diventa ‘esserci’, ‘raccontarsi’.

In questo spazio randagio, l’Autore non viene per spiegare, ma per testimoniare. Lo invitiamo ad accomodarsi e a rallentare, lasciando che le parole emergano con il loro peso autentico. A seconda del libro e dell’autore che presenteremo, cambieremo la lente della nostra indagine — oggi cominciamo col prendere in prestito quella di Lacan, domani ricorreremo a quella Freud, poi di Jung e via così — perché ogni verità raccontata richiede lo strumento di analisi più appropriato.

L’AUTORE

Leonardo Mendolicchio è medico psichiatra e psicoanalista di orientamento lacaniano. Membro della Associazione Mondiale di Psicoanalisi (AMP) e della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi (SLP), è attualmente Direttore dell’Unità Operativa Complessa per la Riabilitazione dei DCA presso l’Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo. Noto al grande pubblico per la sua partecipazione alla docuserie di Rai3 Fame d’amore, ha saputo portare la profondità del pensiero analitico nel cuore del dibattito sociale contemporaneo.

Percorso Bibliografico:

La produzione di Mendolicchio traccia un movimento preciso: parte dall’indagine sull’Amore e sul Corpo per approdare oggi alla questione della Legge e della Parola. Sposta cioè il focus dalla cura del “guasto” fisico alla ricostruzione del legame simbolico: indagare come il limite posto dalle figure genitoriali (la Legge) permetta al figlio di smettere di subire il proprio corpo e iniziare finalmente ad abitare il proprio desiderio.

  1. Il resto dell’amore (2010)
  2. Bisogna pur mangiare (2017)
  3. Prima di aprire bocca (2018)
  4. Il peso dell’amore (2021)
  5. Nella tana del coniglio. Quando la lotta con il cibo diventa un’ossessione (2023)
  6. Fragili. I nostri figli, generazione tradita (2023)
  7. L’amore è un sintomo (2024)

Perché abbiamo scelto di ricevere sul nostro lettino Leonardo Mendolicchio:

In questa prima scansione della nostra rubrica ‘L’Autore sul lettino’ analizziamo l’opera n. 8, Diventerai uomoCrescere un figlio oltre il mito della virilità (Mondadori, 2026). È il libro della maturità clinica e paterna, dove lo sguardo si sposta dal corpo sintomatico alla parola che fonda l’identità dell’individuo. Qui l’autore interroga la possibilità di una ricostruzione, cercando nel rapporto tra padri e figli quella bussola simbolica che sembra essersi smarrita nel caos della contemporaneità.

Seduta n. 1: Leonardo Mendolicchio

Il caso: DIVENTERAI UOMO

L’atmosfera di oggi: L’ascolto del limite e della legge sotto la lente Lacaniana

Si accomodi.

Lasciamo fuori il rumore delle presentazioni ufficiali e della saggistica clinica. 

Partiamo da un titolo che è un’ingiunzione, ma che è insieme una promessa e un confine: Diventerai uomo.

Sostiamo un momento tra queste parole. Come unica regola, la invitiamo a dire tutto ciò che le passa per la testa in libera associazione con le nostre domande suggestive, lasciando emergere il ‘discorso profondo’ che percorre la sua nuova prova di scrittura.

I. Il Tempo del Vedere: Il “No” che fonda l’uomo

In ottica lacaniana, la funzione del padre è quella di introdurre un “No” necessario, quella Legge che separa il figlio dalla simbiosi totale per proiettarlo nel mondo del linguaggio. Dicendo a un ragazzo “Diventerai uomo”, non si corre il rischio di offrirgli un comando del Super-io, una corazza per coprire un vuoto che invece andrebbe abitato? Diventare uomini oggi significa imparare a obbedire a una legge o avere il coraggio di tradirla per incontrare sé stessi?

Mendolicchio:

Il titolo Diventerai uomo può sembrare un’imposizione, quasi una formula scolpita su una lapide o su una targa appesa in salotto accanto alla foto del nonno in divisa. In realtà, se lo si guarda bene, è una frase fragile. È al futuro. Non dice “Sei un uomo”, ma “Diventerai”. E il futuro, si sa, è sempre un po’ tremolante. Quando parlo del “No” paterno, non penso a un padre con il sopracciglio alzato e la cintura pronta — quella è caricatura pedagogica, non funzione simbolica. Il “No” lacaniano non è una punizione morale, è un atto di separazione. È ciò che permette al figlio di non restare incollato al desiderio materno come una figurina mal attaccata. Oggi però accade qualcosa di curioso: abbiamo meno Legge e più Super-io. Meno parola che orienta e più comando invisibile che incalza. Non c’è più il padre che dice “Non puoi”, ma c’è l’algoritmo che sussurra “Devi essere perfetto, performante, desiderabile, possibilmente addominali compresi”. Allora il rischio non è che “Diventerai uomo” sia troppo severo. Il rischio è che sia l’unica frase che ancora prova a indicare un orizzonte in un mondo dove tutti ti chiedono di essere tutto, subito e senza crepe. Diventare uomini, oggi, significa accettare che non saremo mai tutto. E sembra poco sexy, lo so. Ma è strutturalmente liberatorio.

II. Il desiderio della Madre e l’ombra del “femminile”

Nella clinica lacaniana, la Madre è il primo Altro, il luogo dove il bambino cerca il segno del proprio valore. Crescere davvero significa però scoprire che la Madre non è “tutta” per il figlio, che lei ha un desiderio che punta altrove. In un’epoca in cui la fragilità maschile è così esposta, come può una madre oggi sostenere la crescita di un figlio maschio senza castrarne l’aggressività vitale, ma aiutandolo a trasformarla in forza creativa?

Mendolicchio:

Quando parliamo della madre, dobbiamo stare attenti: non è un individuo in carne e ossa con grembiule e senso di colpa incorporato. È una funzione. È il primo specchio in cui il bambino cerca di capire se esiste davvero o se è solo un accessorio del soggiorno. Il problema non nasce dall’amore materno, ma dalla sua eventuale totalità. Se la madre è “tutta” per il figlio, il figlio rischia di non trovare mai un altrove. E senza altrove non c’è desiderio, c’è solo simbiosi. Che poeticamente suona bene, ma clinicamente produce disastri. In un’epoca in cui la fragilità maschile viene esibita, discussa, analizzata, medicalizzata e talvolta anche spettacolarizzata, il punto non è “rendere i maschi più forti” o “più sensibili”. Il punto è permettere loro di attraversare la separazione senza viverla come una mutilazione. L’aggressività, ad esempio, non è il demonio né la soluzione. È energia. Senza parola diventa violenza. Con la parola può diventare iniziativa, creatività, capacità di costruire. Il problema non è che i ragazzi sentano pulsioni. Il problema è che spesso non hanno un linguaggio per abitarle. E qui la madre non deve castrare né idolatrare. Deve accettare che il figlio non le appartiene. E credimi, questa è la vera rivoluzione silenziosa.

III. Il Tempo del Comprendere: La violenza come fallimento del Simbolico

Sostiamo ora su una parola dura: violenza. Assistiamo a un’aggressività maschile che sembra un urlo senza sintassi. Se il “No” del Padre è evaporato, il vuoto non è stato riempito dalla libertà, ma da un’onnipotenza fragile. La violenza verso le donne è forse il segno che noi adulti abbiamo fallito nel trasmettere che essere uomini significa, prima di tutto, accettare di non poter possedere l’Altro? Che la virilità non è dominio, ma accettazione della propria “mancanza”?

Mendolicchio:

Quando assistiamo a episodi di violenza maschile, la tentazione è sempre quella di cercare una spiegazione rapida: cultura patriarcale, repressione emotiva, testosterone impazzito. Tutto vero, in parte. Ma rischiamo di fermarci alla superficie. La violenza è spesso il segno di un’incapacità di tollerare la mancanza. Un ragazzo che non accetta il rifiuto non è un tiranno in miniatura: è qualcuno che non ha mai imparato che l’Altro non è un oggetto a disposizione. Se il “No” paterno evapora, non nasce la libertà. Nasce l’onnipotenza fragile. E l’onnipotenza fragile è pericolosa: perché basta un rifiuto, un “non ti amo più”, un “non ti voglio”, per far crollare l’intero edificio narcisistico. Essere uomini — parola pericolosa, lo so — non significa dominare, ma sopportare di non possedere. Accettare che l’Altro abbia un desiderio che non coincide con il nostro. E questo, nel tempo dell’iperconsumo

IV. Il Tempo del Concludere: L’uomo come resto incalcolabile

Spesso i ragazzi che incontra cercano il “niente” per sfuggire a una società che li vuole sempre pieni e performanti. Arrivati all’ultima pagina del percorso che propone, cosa resta a quel figlio? Una rassicurante mappa su come stare al mondo o il coraggio di accettare che essere uomini significa essere, fondamentalmente, irrisolti? E cosa trovano i padri e le madri nel suo libro che possa divenire, da subito, attrezzo per crescere il proprio figlio?

Mendolicchio:

Molti ragazzi oggi oscillano tra il tutto e il niente. O performano fino allo sfinimento o si ritirano in un “non me ne importa nulla” che è spesso una difesa elegante contro l’angoscia. Viviamo in una società che chiede pienezza continua: devi essere motivato, realizzato, appagato, possibilmente felice e fotografabile. Chi non regge questo ritmo cerca il “niente” come anestesia. Nel libro non offro mappe rassicuranti — non sono un navigatore satellitare simbolico. Offro una postura. Restituire alla parola il suo peso, al limite la sua dignità, al tempo la sua lentezza. Diventare uomini, forse, significa accettare di restare un po’ irrisolti. Non come fallimento, ma come condizione umana. Spinoza direbbe che comprendere è meglio che giudicare. Lacan aggiungerebbe che il desiderio nasce dalla mancanza. Pasolini probabilmente ci guarderebbe storto e direbbe che abbiamo già perso qualcosa di essenziale. Io, più modestamente, penso che il compito degli adulti non sia produrre figli perfetti, ma figli capaci di stare al mondo senza doversi mascherare da supereroi o da vittime permanenti.

Il Taglio della Seduta

(Note di redazione)

La seduta con Leonardo Mendolicchio si ferma qui. Non perché non ci sia altro da dire, ma perché il senso abita proprio in questo silenzio finale. Diventerai uomo ci suggerisce che la nuova virilità non risiede nel mito della forza, né nel rifugio materno, ma nella capacità di restare umani laddove il linguaggio vacilla, nell’educare e educarsi a “saperci fare” con i propri sintomi e con la propria esistenza, trasformandoli in qualcosa di creativo e personale.

La seduta è tolta.

Rita Mele

Rita Mele: barese, ma da molti anni vive a Bolzano. Giornalista, giurista, formatrice, psicologa, insegnante di yoga. Progetti per il futuro: ballare