Ci sono città – vedi Atene – che producono filosofi a bizzeffe. Altre, invece, più che due storici e due filosofi non riescono a fare. Nel nostro caso gli storici sono Tito Livio e Andrea Gloria, la città è Padova. I filosofi sono Pietro d’Abano e Marsilio. Che poi quest’ultimo ha assunto l’appellativo “da Padova” solo perché lì è nato. Poi, però, ha studiato alla Sorbona ed è vissuto tra Parigi, Roma e la Renania. Per cui rimane Pietro d’Abano. Un filosofo per una città.

La città di Ezzelino – Il tredicesimo secolo è storia di guelfi e ghibellini. Ci sono città in cui questo conflitto dura da secoli e non si è mai concluso veramente e a volte, a noi padovani, vien da pensare che Padova sia una di queste. In ogni caso, nel XIII secolo dell’era cristiana, la posizione dei ghibellini – indipendenza dal Papato e riconoscimento dell’autorità imperiale – è difesa da due campioni d’eccezione: Federico II di Svevia ed Ezzelino III da Romano. Nati nello stesso anno.
L’Imperatore che il mondo ancora definisce stupor mundi morirà purtroppo nel 1250, troppo presto per consentire a Ezzelino di far fronte alla ribellione che monta da parte guelfa, sorretta dall’azione tempestiva di papa Gregorio IX. Pontefice di grande acume, che riuscì a creare un Santo in grado di guidare la politica cittadina per secoli. Sant’Antonio da Lisbona, morto nelle vicinanze di Padova nel 1231, è già proclamato santo. Per i padovani è Il Santo, ispiratore e guida dei Signori e della gente della città.
Nello stesso anno nasce il medico, filosofo e astrologo Pietro d’Abano, troppo tardi per godere la vivacità dell’ambiente culturale che lo stesso Ezzelino era riuscito a portare a Padova. Quando Pietro nasce ad Abano, figlio di Costanzo (Constantius) della famiglia de Sclavione, notaio del sigillo del Comune di Padova, correva più o meno l’anno 1250. Data non certa, come incertissimo appariva, allora, il destino di Padova e della sua provincia. Sono gli anni in cui in città si coltiva l’odio per Ezzelino III. Dalla seconda metà del XII secolo gli Ezzelini avevano governato Padova, Treviso, Verona e Vicenza e tutti si erano distinti per abilità di governo. Ma fu Ezzelino III – che negli anni a seguire i suoi concittadini chiamarono Il Terribile per l’indubbia durezza del suo governo – che fece di Padova una città cosmopolita. Alleato di Federico II, lo stupor mundi odiatissimo dalla Chiesa, aprì la sua corte e la città al mondo e alle correnti culturali avrebbero segnato il passaggio tra il Medioevo e il Rinascimento. Non accadde più ma produsse frutti come Pietro d’Abano.
Nel 1231 muore Antonio e dopo un solo anno viene proclamato santo. Il primo atto. Inizia la rivolta contro Ezzelino. Morte di Federico. I Carraresi. Sulla città cala un velo. Processi a Pietro d’Abano
L’anno della nascita di Pietro, il 1250, è anche l’anno in cui muore Federico II. L’imperatore che per noi rimane lo stupor mundi, nella Padova che aveva da poco canonizzato a tempo di record Antonio da Lisbona successivamente da Padova, è visto come un demonio. Tanto più che appoggia gli Ezzelini di cui molti vorrebbero prendere il posto, dagli Scaligeri ai giovani e impazienti Carraresi. Quando Federico muore, finisce anche il sogno di Ezzelino di fare di Padova una città in grado di rivaleggiare con Milano e Venezia. Eppure lo è stata e continua a esserlo per qualche anno. Ce lo documenta proprio la vita di Pietro.
Le notizie che abbiamo non sono molte ma significative: vive in un mondo aperto, il nostro medico/filosofo, fatto di idee e persone in movimento. A Parigi, tanto per fare un esempio, incontra Raimondo Lullo. L’inventore della Grande Arte, l’arte della memoria cui tanti si dedicarono, da Cicerone a Camillo Delminio. Pietro vive il passaggio tra Tredicesimo e Quattordicesimo secolo, tra l’Europa ricca del Duecento e l’Europa trecentesca di epidemie, carestie e guerre. La cesura tra i secoli si ripercuote sulla vita sua e dei suoi coetanei.
La storia non dice se il medico filosofo da Abano e il viaggiatore, diplomatico e probabile spia Marco, della famiglia Polo, si incontrarono. Nulla vieta. Marco torna in Italia nel 1295 dove si trova anche Pietro, dopo avere studiato in Italia e viaggiato, a caccia di libri, fino a Costantinopoli.
Tra le molte opere che lascia, frutto della sua vita di studioso, viaggiatore, insegnante e sperimentatore, il Conciliator Differentiarum rappresenta una tappa tra le più incisive nel percorso che ha portato alla definizione del concetto di esperimento e alla nascita della scienza moderna. Di Pietro si tramanda che sia stato il primo a eseguire una autopsia e non è difficile immaginarlo impegnato nella risoluzione di una questione controversa: in una mano Aristotele, nell’altra gli appunti della pratica quotidiana. Sono gli anni in cui Giotto sta lavorando per Enrico Scrovegni.

La cesura tra il Tredicesimo e il Quattordicesimo secolo si ripercuote anche sulla vita di Pietro e Marco, simbolo di un mondo che avrebbe potuto aprirsi, che stava per aprirsi a orizzonti inimaginati. I tempi cambiano. Nel 1298 viene imprigionato Marco Polo. Pietro d’Abano subisce processi nel 1300,1306 e 1312. Non è escluso che l’autorità ecclesiastica cercasse di interrompere in questo modo la stesura del Conciliator, dov’è contenuta la più “eretica” delle convinzioni esposte dal medico padovano, il cosiddetto Oroscopo delle Religioni. Si dice sia morto in prigione per le torture subite. Intanto mettevano piede a Padova i Carraresi, fedeli a Sant’Antonio e alla Chiesa.
Sulla parete ovest del Palazzo del Ragione, alta tanto da essere invisibile al passante, si trova – o si trovava quando l’ho vista io, una quarantina di anni fa – una targa che ricorda per ignominia il rogo delle ossa di Pietro. I Carraresi non furono direttamente coinvolti nella damnatio memoriae di uno dei più grandi padovani dell’epoca, ma non fecero nulla per evitarla.
Nel 2021 Padova è stata inserita tra i siti patrimonio UNESCO come urbs picta, città dipinta, con riferimento a otto cicli di affreschi del XIV secolo, in altrettanti edifici della città. Tra questi gli affreschi astrologici del Palazzo della Ragione e la piena riabilitazione di Pietro d’Abano quale ispiratore di Giotto. Con buona pace della Santa Inquisizione – oggi Congregazione per la dottrina della fede – le stesse dottrine astrologiche che fruttarono al medico padovano il carcere e una lunga damnatio memoriae.
Francesca Chiesa*

*Francesca Chiesa, classe 1955, laureata in filosofia.
Ha lavorato per il Ministero degli Affari Esteri in Iran, Russia, Grecia, Eritrea, Libia, Kenia. Dal 2019 vive col marito prevalentemente a Syros, nelle Cicladi.
Pubblicazioni recenti:

Dalla Russia alla Persia – storia di un viaggiatore per caso: Peripezie di un marinaio olandese al tempo di Alessio I Romanov e Suleiman I Safavide, La Case Books, 2023
Una storia di donne persiane: Il romanzo di Humāy e Nahid, La Case Books, 2023.
Il suo ultimo lavoro è Diversamente sole, Edizioni Open, 2025.


