Scrivere come un corsaro  

A San Francisco, all’826 di Valencia Street, c’è un negozio per pirati dove si possono comprare occhi di vetro, mappe del tesoro, bussole, bende nere, cannocchiali, forzieri pieni di monete antiche, gambe di legno, uncini e tutto il nécessaire del perfetto bucaniere.  Il negozio si chiama “826 Valencia Pirate Supply Store” e il fondatore è Dave Eggers, considerato dalla critica e dal pubblico uno dei migliori scrittori americani del nostro secolo. Annessa al negozio c’è una piccola libreria e, sul retro, uno spazio riservato alla redazione di una rivista letteraria che è anche casa editrice (McSweeney’s), nonché un’area dedicata al doposcuola e a laboratori ludici e di scrittura creativa destinati ai bambini e ai ragazzi della zona. Il progetto, reso operativo da un numero consistente di volontari e che non gode dell’apporto di fondi pubblici, ha un fatturato annuo di circa un milione di dollari, utilizzato per le spese di gestione e di didattica. Dopo San Francisco, sono nate ulteriori sedi a Washington, Ann Arbor, Seattle, Chicago, Boston, New York e Los Angeles, queste ultime due comprendenti rispettivamente un negozio per supereroi e uno per viaggiatori nel tempo.

Ma quale autofiction! Tiziano Scarpa racconta i “cazzi” suoi

Il 12 settembre è uscito, edito da Einaudi, il nuovo romanzo di Tiziano Scarpa, La verità e la biro. In un articolo su Domani è l’autore stesso a scrivere: “Ma quale autofiction, ho raccontato i cazzi miei!”. E aggiunge: “Quel che non sopporto è che nel frattempo il termine ‘autofiction’ si stia mangiando tutto il campo della scrittura autobiografica. Qualunque libro in cui l’autore o l’autrice parli di sé ormai viene sbrigativamente definito ‘autofiction’. Come se fosse scontato che chi scrive su di sé ci metta della finzione, pasticciando con i propri ricordi, inscenando sé stesso con una manipolazione strategica, in vista dell’effetto che vuole ottenere. Mi irrita questo allargamento indebito della parola autofiction perché mortifica il valore dell’esperienza individuale effettivamente vissuta, e della possibilità di raccontarla e condividerla.”

Foto: https://www.unive.it/pag/cafoscarinews/.